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E’ fissato al  30 aprile 2011 il termine ultimo per regolarizzare la situazione degli

immobili  non censiti in catasto, o che, pur censiti, sono stati oggetto di variazioni non

dichiarate (in catasto), ma autorizzate con pratiche edilizie. I proprietari di tali fabbricati (o

titolari di diritti reali sugli stessi), devono presentare la  dichiarazione di aggiornamento

catastale. In pratica l’aggiornamento è richiesto in caso di  ampliamento, cambiamento

della destinazione d’uso, o in tutti i quei casi in cui le modifiche, anche interne, comportino

una  variazione della rendita catastale (ad es. il numero dei vani).

Le  variazioni da regolarizzare obbligatoriamente, secondo la circolare

2/2010 dell’Agenzia del Territorio, sono: la trasformazione di balconi in verande chiuse, la

trasformazione di sottotetti in ambienti abitabili, la costruzione di soppalchi, la realizzazione di

un secondo bagno, la trasformazione di un ripostiglio in un bagno, lo spostamento della cucina

in un altro ambiente, l’abbattimento di un tramezzo e la trasformazione di due o più ambienti

in un unico ambiente, la divisione di un ambiente di grandi dimensioni in due o più ambienti.

Le opere interne, che non modificano la consistenza, ad es. lo spostamento di una porta, di un

tramezzo, o una diversa distribuzione interna, nel rispetto della consistenza originaria (numero

vani), non rientrano nell’obbligo previsto.  Le pratiche catastali devono essere eseguite da

un tecnico abilitato, che effettua un sopralluogo e redige la domanda di iscrizione o di

variazione, completa di tutti i dati tecnici dell’immobile, e le planimetrie catastali. Gli

aggiornamenti, effettuati dopo il termine per la sanatoria, sono sanzionabili; ma se

le modifiche erano state  autorizzate ed  effettuate da oltre 5 anni, allora la sanzione si è

prescritta. Chi avesse realizzato delle  opere abusivamente, invece, dovrebbe procedere

prima alla  regolarizzazione dell’abuso urbanistico.

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